Architettura ed urbanizzazione della mente

Architettura ed urbanizzazione della mente

Parole-ponte o parole-muro?

Le parole pronunciate o scritte, le parole comprese o non, sono elementi che evidenziano l’architettura della mente umana, tracce di presenza psichica, evidenze di un cogito.
Costruire comunicazioni efficaci può essere inteso come <<Pratica del non svanire>> (Bernet), alla stregua di una strada, un tempio, un edificio…
La distorsione nella comunicazione, tuttavia, produce deviazioni e dissoluzione del significato originario che l’interlocutore intendeva rappresentare, interponendo ostacoli talvolta invisibili ma tangibili nel confronto.
Il dialogo è un compromesso continuo fra istanze interne, mondo esterno in ascolto e limiti del linguaggio nell’atto rappresentativo, apparendo come ripetuto sforzo di simboleggiare la complessità della realtà attraverso la parola.
Il dato semantico, alteratone il senso nell’atto distorsivo, nell’equivoco, perde la propria efficacia significativa: ciò conduce alla disabilitazione della comprensione stessa tra interlocutori … Come trovare un percorso con vicoli ciechi, strettoie o interruzioni, enormi buchi nell’asfalto, o visitare un museo senza trovar la via d’uscita, o con le finestre murate….
Il parallelismo potrebbe continuare, ma in entrambi i casi, sia che ci si perda per strada o si resti intrappolati in un edificio, o che una comunicazione non vada a buon fine, quel che accomuna le esperienze è probabilmente un senso di disorientamento, di perdita del tempo e di frustrazione …
Restando in metafora, analizzando oltre che il destinatario anche il mittente, una comunicazione non efficace potrà apparire angusta ed ingannevole come un labirinto alla stregua dell’architettura mentale che l’ha generata oppure, se dotata di chiarezza e semplicità di forma, malgrado i contenuti possano essere sofisticati, potrà sembrare un bel palazzo dalle vetrate luminose e trasparenti e dagli spazi armoniosamente distribuiti con linee eleganti ma pulite, precise ed estremamente funzionale nel suo insieme.
Ovvero, una mente persecutoria, interloquendo, avrà alla volta lucchetti alle porte, entrate blindate, stanze buie e accessi vietati.
Una invece fiduciosa e carica di speranza, di grandi arcate soffitti alti con luce naturale, spazio e aperture ariose.
La depressione potrà portare a grigiore e a monotonia, l’entusiasmo al colore e alla creatività nell’utilizzo delle geometrie.
Uno psicoterapeuta diviene dunque una sorta di architetto che ristruttura: si parte da un “edificio mentale” e lo si valorizza, si restituisce brillantezza e fiducia alle sue mura, lo si fortifica per le avversità un pò come fece col suo memorabile intervento il grande architetto catalano Gaudì (1907) con casa Batllò.

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